voi ci credete nel destino?

Io ho iniziato a crederci da quando ho iniziato a capire quanto ero stato fortunato a nascere in Italia in quel lontano 1989, anno della caduta del muro di Berlino. Ho iniziato a crederci, quando a dieci anni ho visto dall’altra parte dell’Adriatico bambini della mia età in preda al panico sotto i bombardamenti. Ho iniziato a crederci quando accendevo la televisione a Natale e vedevo le pubblicità delle associazioni no profit che raccoglievano fondi per i bambini africani con le mosche sugli occhi. Ci ho creduto ancora di più dopo aver letto il libro di Enaiatollah Akbari, classe 1988, che racconta del suo incredibile viaggio tra l’Afghanistan e Torino. Infine, ho creduto al destino, quando rileggevo gli articoli di giornale relativi alla primavera araba ed al suo inizio. In quei momenti mi sono sentito incredibilmente simile a quel ragazzo, Mohammed Bouazizi, morto in Tunisia il 4 gennaio dello scorso anno, dopo essersi dato fuoco in segno di protesta davanti al palazzo del governatore.

Siamo tutti ragazzi, abbiamo la stessa età, le stesse passioni da ventenni e gli stessi sogni. Alcuni di noi sono nati in posti più fortunati ed altri meno.

L’obiettivo deve essere quello di non credere più nel destino. Deve essere quello di creare una società più equa. Noi siamo fortunati, abbiamo la possibilità di andare a scuola, di vivere in un Paese civile e moderno che ha tanti difetti, ma anche grandi potenzialità. Non possiamo vivere nell’indifferenza e nella convinzione che il nostro Mondo sia uguale a quello dei nostri genitori. Le barriere si stanno spezzando, hanno iniziato nel 1989 con il crollo del muro di Berlino e proseguono oggi con la primavera araba e ci consegnano un mondo più veloce e più vicino a noi. Da noi ragazzi deve partire una grande capacità di adattamento ai nuovi cambiamenti. Siamo noi la generazione delle nuove tecnologie, la generazione della Ryanair e di Facebook. Ora è arrivato il momento di mettere queste nostre abilità al servizio di una spinta di integrazione che ci faccia diventare cittadini del Mondo, e faccia sì che non sia il nostro luogo di nascita a decidere ciò che saremo, ma le capacità di ognuno di noi.

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