PUNTO DELLA SITUAZIONE LAVORATIVA ED IMPRENDITORIALE NEL TERRITORIO DI CASTEL BOLOGNESE

 INTRODUZIONE

In occasione dello scorso Consiglio Comunale ho proposto al Sindaco una interpellanza scritta relativa alla situazione lavorativa a Castel Bolognese al fine della individuazione di problemi e possibili soluzioni. La stessa era stata fatta anche nel 2009, all’ora all’inizio della crisi, sempre con la finalità di fotografare la situazione per cercare di capire quali mezzi si potevano mettere in campo per far fronte alla grave crisi che stava dilagando.

La situazione che nel 2009 venne puntualmente descritta ritrasse una situazione occupazionale che aveva retto all’ondata di crisi, grazie sia a strumenti di assicurazione sociale come cassa integrazione ordinaria e straordinaria, sia grazie ad alcune aziende che, grazie alla loro forte propensione all’export, continuavano la loro espansione contribuendo allo sviluppo del territorio. Veniva poi ribadita la volontà della maggior parte di imprenditori di non licenziare nessuno facendo fare piuttosto lavori di bassa manovalanza.

Venne inoltre condannata unanimemente la vecchia proprietà dell’Omsa che decideva, nonostante l’ininfluenza della crisi, di trasferire la produzione all’estero, producendo ricadute negative su tutto il territorio faentino visto che in questa azienda erano occupate quasi 300 donne.

Ecco perché, dopo 3 anni dalla scorsa interpellanza, mi sono sentito in dovere di ripeterla, sia per scattare una nuova fotografia relativa allo stato di salute delle aziende, sia per cercare di capire quali mezzi e quali strumenti il Comune possa mettere in atto al fine di migliorare l’assetto lavorativo del territorio.

La risposta del Sindaco anche questa volta è stata puntuale e ha fatto una sintesi delle maggiori imprese operanti nell’artigianato, nell’industria, nelle ceramiche e nell’agricoltura.

PUNTO DELLA SITUAZIONE

Le ceramiche.

La Cedir, circa 180 dipendenti, è una delle aziende che operano nel settore quella più in difficoltà. Ha chiuso tutto il mese di Agosto ed ha un contratto di solidarietà con i sindacati che scade a Marzo e che può essere rinnovato per i prossimi 3 anni. La loro fiducia deriva però dal fatto che durante il CERSAIE di Bologna potranno aprirsi a nuovi mercati. Ricordiamo che questa fiera, la più grande al mondo, raccoglie quasi 80mila visitatori provenienti da 147 nazioni e rappresenta quindi una grande possibilità.

La Cerdomus, circa 270 dipendenti, ha ripreso a lavorare molto bene, riprendendo la continuità dei turni e siglando nuovi accordi importanti con il Nord America.

La Fabbrica, con i suoi 70 dipendenti, si conferma in crescita sia perché si sta rafforzando nei paesi dell’est e sia perché si è accaparrata delle quote di mercato che prima del terremoto appartenevano al territorio modenese.

L’agricoltura.

Questo comparto, di cui l’Intesa è il riferimento maggiore, è forse quello più in difficoltà. Le giornate lavorative sono in leggero calo e sicuramente la grave siccità di questi mesi non ha facilitato il mercato ortofrutticolo.

Inoltre delle quasi 300 imprese agricole del territorio, quelle a valle della via Emilia hanno potuto utilizzare l’acqua del nuovo bacino di irrigazione per annaffiare, potendo tirare quindi un respiro di sollievo.

La nota positiva deriva dalla vendemmia che vedrà la produzione di vini a più alta gradazione.

L’artigianato e la piccola industria

La Carmi, che assorbe una cinquantina di dipendenti e si occupa principalmente di macchine movimento terra, ha mantenuto la sua forte collaborazione con la Volvo che le ha permesso di mantenersi sui livelli 2010 – 2011.

La Comecer ha circa 200 addetti e il suo fatturato dipende per l’80% dall’estero e ha potuto negli anni confermarsi leader del settore di medicina nucleare.

L’Ingeteam, che è una multinazionale ed ha qui a Castello la sua sede italiana è l’azienda che ha fatturato di più nel nostro comune, quasi 72 milioni di euro. Assorbe una trentina di dipendenti, quasi tutti commerciali e progettisti.

La Copma ha cambiato ragione statutaria da S.p.A. ad Srl ed ha in corso una riorganizzazione in quanto è forse tra quelle elencate quella più in difficoltà. I dipendenti sono passati da 53 a 47 causa pensionamenti.

Riguardo al settore dell’edilizia la crisi è conseguente alla crisi immobiliare ed è quindi difficile prevedere quando questo settore riuscirà a ripartire.

La situazione lavorativa del nostro Comune risulta quindi in un buono stato di salute, con eccellenze in espansione sulla via di mercati esteri ed aziende che cercano di superare la crisi senza licenziare nessuno con l’ausilio degli ammortizzatori sociali.

Cosa può fare in concreto un Comune come il nostro al fine di rendere il suo un territorio appetibile dal punto di vista imprenditoriale?

INFRASTRUTTURE MATERIALI

Partiamo dallo sviluppo infrastrutturale. Castel Bolognese è una realtà che ha visto nascere le sue aziende su una direttrice storica come la Via Emilia che ha portato negli anni sviluppo ed innovazione. Oggi tuttavia, la quantità di traffico risulta insostenibile per tutti, dai cittadini alle imprese. È per questo quindi che il Comune, in collaborazione con partner esterni, sta realizzando i tre sottopassaggi ferroviari per una spesa attorno ai 10milioni di euro (il Comune partecipa con poco più di 100mila euro, il resto cofinanziato da RFI), la rotonda sulla via Borello (finanziamento provinciale) e il casello autostradale (in collaborazione con società autostrade). Di queste opere il sottopasso sulla Borello è già stato aperto, il secondo è ultimato e vedrà a breve la sua apertura e il terzo sul Via Casanola dovrebbe aprire entro fine anno. Per quello che riguarda la rotonda sulla Borello invece i lavori dovrebbero entro il 2012. Per il Casello autostradale i lavori dovrebbe partire da qui ai prossimi due anni e saranno realizzati contestualmente alla realizzazione della 4° corsia Bologna – Castel Bolognese.

Tutte queste opere sono propedeutiche alla realizzazione della Circonvallazione che è stata inserita nelle priorità sia regionali che nel piano di lavori dell’ANAS e che ci auguriamo che venga portata avanti.

Inoltre è in fase progettuale anche il potabilizzatore che verrà realizzato da HERA in territorio comunale e che darà una migliore efficienza idrica al nostro territorio.

Nei prossimi anni si potrebbe portare avanti un progetto di digitalizzazione della zona industriale di via dell’Industria che sarebbe interessante collegare ad una rete in fibra ottica. Sarebbe un investimento oneroso ma che tramite una compartecipazione regionale o europea potrebbe essere realizzato.

In conclusione, visto che in Italia gli investimenti in infrastrutture sono fermi, siamo quindi molto soddisfatti che nel nostro Comune vengano portati avanti progetti così ambizioni atti a migliorare la qualità logistica, ambientale e sociale del nostro territorio.

Se inoltre ci venisse data la possibilità di spendere le risorse che abbiamo in cassa e che sono vincolate dal patto di stabilità, potremmo in primis effettuare tutti i pagamenti che abbiamo in arretrato mettendo in circolo un po’ di liquidità, e potremmo inoltre far partire tante piccole manutenzioni che darebbero lavoro immediato alle tante piccole imprese artigiane del territorio.

INFRASTRUTTURE IMMATERIALI

C’è poi un altro fattore che interessa tutte le attività imprenditoriali del nostro comune. Ed è il settore dei servizi.  All’inizio di questo testo citavo come l’Omsa abbia deciso di esportare la produzione in Serbia dove la manodopera costa meno. A questo un territorio come il nostro risponde con un sistema di servizi, dagli asili nido ai servizi per gli anziani che danno un valore aggiunto e “giustificano” un maggior costo del lavoro a fronte di una coesione e crescita sociale elevata. Così com’è la rete invisibile delle conoscenze, il know how elevato che le nostre aziende cercano costituisce un fattore non esportabile in altri paesi dove il costo della manodopera risulta inferiore.

Su queste reti dobbiamo insistere per aiutare chi vuole investire nel nostro territorio, implementando i servizi per i bambini come gli asili nido che rappresentano la vera politica per le donne del nostro Paese. Migliorando il rapporto tra scuola e lavoro cercando di puntare di più sugli Istituti tecnici e incentivando forme di collaborazione tra queste due parti. Cercando di snellire grazie alle nuove tecnologie l’enorme apparato burocratico del nostro sistema Paese, decidendo bene chi fa che cosa onde evitare rallentamenti dovuti alla poca chiarezza e alle troppe regole.

A livello fiscale invece un Comune può fare ben poco per sgravare imprese e lavoratori dalla morsa delle tasse. La nostra scelta è stata quella di lasciare invariata l’Irpef e di tenere l’aliquota IMU su lavoratori e imprese ai livelli più bassi del territorio.

 

CONCLUSIONI

La sfida del rilancio imprenditoriale ed occupazionale del nostro Comune è difficile certo, ma l’abbiamo colta con grande passione e grande forza. Questa fiducia ci deriva vedendo i nostri punti di forza. Abbiamo un territorio logisticamente vantaggioso, con molte competenze ed eccellenze internazionali, con una rete sociale moderna e sicura. Abbiamo un Comune che non è indebitato e che può permettersi di non alzare troppo le aliquote. Ma abbiamo anche dei problemi, il patto di stabilità che non ci permette di poter spendere soldi che abbiamo in cassa, il carico fiscale su lavoratori ed aziende è ormai insostenibile e la vetustà di burocrazia e giustizia non aiutano lo sviluppo e scoraggiano gli investimenti.

Sappiamo però che partendo dalle nostre consapevolezze possiamo costruirci giorno dopo giorno un futuro migliore, fatto di scelte sostenibili e di politiche inclusive.

Luca Della Godenza.

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